Gli operai sono ormai parte integrante della vita sociale di Airolo e Göschenen, anche durante il carnevale e le feste popolari. I sindaci sottolineano la convivenza creatasi che caratterizza le comunità dei paesi.
Mentre in molti Comuni a pranzo regna la calma, a Göschenen c’è grande fermento: sulla strada del San Gottardo e lungo la Göscheneralpstrasse circolano numerosi veicoli del personale impegnato nei lavori di costruzione della galleria, in continuo movimento tra il cantiere di Göschenen, gli uffici tecnici e la mensa. Altri si spostano a piedi: si salutano, conversano e fanno conoscenza.
Dalla sua apertura nel 2021, la mensa Breiti è diventata un importante punto di ritrovo nel paese, frequentato non solo da minatori e ingegneri, ma anche da abitanti e turisti.
Lo stesso succede ad Airolo: sul versante sud del Gottardo, l’arancione – insieme al verde militare – è tra i colori predominanti dell’abbigliamento da lavoro mentre i veicoli bianchi della direzione lavori e delle imprese di costruzione contribuiscono a caratterizzare il paesaggio stradale.
Ma qual è l’impatto di un cantiere così grande sulle comunità situate ai due lati della galleria stradale del San Gottardo? «Il cantiere ha portato qui circa 500 persone», spiega Oscar Wolfisberg, sindaco di Airolo. Per il ruolo che ricopre, è spesso confrontato con gli umori locali. Soprattutto all’inizio dei lavori la popolazione del Comune, che conta circa 1500 abitanti, ha percepito i cambiamenti legati ai lavori. «Ci siamo abituati bene alla nuova vita del paese», spiega. IIl cantiere seppur comporti qualche disagio, genera anche numerosi benefici: «I vantaggi sono evidenti: ristoranti, alberghi e artigiani locali ne traggono beneficio. Nel complesso, il cantiere per il secondo tubo crea un valore aggiunto locale. «Un esempio lampante sono i ristoranti, gli alberghi e gli appartamenti che, grazie al cantiere, sono ben frequentati, anche fuori stagione.»
Nell’intervista, Oscar Wolfisberg spiega che i cambiamenti legati al cantiere non sono sempre stati così tangibili. All’inizio, in fase di pianificazione, sebbene il Comune fosse già fortemente coinvolto, per la popolazione era tutto ancora relativamente tranquillo. Con l’arrivo dei primi macchinari, le cose sono cambiate rapidamente: nei primi anni dei lavori, il cantiere cresceva costantemente e i cambiamenti erano all’ordine del giorno. «L’autosilo della Valbianca è stato demolito, il campo sportivo di Madrano riconvertito e tra il portale della galleria e la stazione hanno trovato posto diverse installazioni di cantiere.» Dall’inizio dello scavo con la fresa meccanica, i cambiamenti sono di nuovo diminuiti.
Peter Tresch, già sindaco di Göschenen fino alla fine di marzo 2026, offre una più ampia retrospettiva storica e ricorda come il paese sia da secoli abituato ad accogliere, prima viaggiatori e minatori e poi lavoratori delle gallerie e responsabili della circolazione dei treni. «Göschenen è abituato ad accogliere nuovi arrivati», dice. «Per questo siamo una comunità eterogenea.» In paese si alternano fasi di intensa attività nei cantieri a periodi più tranquilli: «Dai tempi di Favre e dei minatori del San Gottardo nel 19º secolo, alla costruzione delle centrali elettriche a partire dagli anni Quaranta, fino alla realizzazione della prima galleria stradale negli anni Settanta.»
Attualmente nel cantiere lavorano diverse centinaia di persone, molte delle quali abitano a Göschenen o nei dintorni. Molte di loro hanno già maturato esperienza in altri grandi progetti di scavo e sono quindi abituate a queste realtà, come sottolinea Tresch. Qui si sono sentite a loro agio, integrandosi rapidamente nella comunità. «Animano il paese, gli danno vitalità e salutano quando passano: questo è importante per la popolazione.» E aggiunge: «Sono parte integrante delle nostre tradizioni. Molti minatori partecipano al carnevale, al luna park e alla festa della musica.» Si crea così una preziosa rete sociale.
Mentre la maggior parte degli abitanti di Göschenen e Airolo apprezza la presenza degli ospiti, il cantiere avanza senza sosta. Per il 2030 è prevista l’apertura del secondo tubo, cui seguirà il risanamento del primo. Dopodiché, lavoratrici e lavoratori se ne andranno, e a Göschenen e Airolo inizierà un nuovo periodo di tranquillità. Peter Tresch guarda avanti: «Nei prossimi anni dovremo decidere quale sarà il ‹dopo› del nostro paese». Ciò che rimarrà saranno sicuramente gli incontri, le relazioni e i ricordi lasciati da queste persone.