Nel grande cantiere della seconda galleria stradale del San Gottardo convergono forze della natura, tecnologie all’avanguardia e know-how umano. La supervisione della sicurezza del cantiere di Göschenen è affidata a Charly Simmen, addetto alla sicurezza. Nell’intervista racconta la sua quotidianità lavorativa e le particolari sfide poste dall’ambiente alpino.
Signor Simmen, lei è addetto alla sicurezza in uno dei più grandi cantieri della Svizzera. In cosa consiste concretamente il suo lavoro quotidiano?
Faccio parte della direzione dei lavori di Göschenen, che riveste un ruolo centrale nel processo costruttivo e funge da collegamento tra il committente e i diversi soggetti coinvolti. Nel mio ruolo, mi occupo di garantire il rispetto degli standard previsti: la mia attività comprende la valutazione costante dei rischi, l’elaborazione di concetti di sicurezza integrati, le ispezioni periodiche in cantiere e il coordinamento con le organizzazioni di pronto intervento. Un altro aspetto fondamentale è la formazione del personale. In generale, la prevenzione degli infortuni è un aspetto fondamentale in cantiere.
Quali sono i principali rischi per la sicurezza nella costruzione del secondo tubo del San Gottardo?
La costruzione di gallerie è tra le attività più affascinanti, ma anche tra le più complesse del settore edile e comporta numerosi rischi: dai pericoli naturali alle criticità geologiche, fino alla gestione dell’interazione tra i vari operatori e i loro complessi processi di lavoro. Una sfida sempre più impegnativa è rappresentata dalla crescente meccanizzazione e dal conseguente aumento del traffico di cantiere.
Per questo, la formazione continua è essenziale, così come la sensibilizzazione del personale: occorre essere consapevoli della propria responsabilità in materia di sicurezza.
Oltre al suo ruolo di addetto alla sicurezza, accompagna anche i visitatori durante le visite al cantiere. Cosa colpisce di più?
Cerchiamo di trasmettere ai visitatori la complessità, le sfide tecniche e le interdipendenze di un cantiere così grande situato a oltre 1000 metri di altitudine.
Durante le visite colpiscono soprattutto le dimensioni dell’opera, le tecnologie impiegate e le numerose fasi necessarie, dallo scavo alla realizzazione del rivestimento in calcestruzzo. Alla fine, tutti si rendono conto che costruire gallerie va ben oltre che «scavare un buco»! Dietro le quinte vi sono elevate competenze tecniche, grande motivazione e il fascino di confrontarsi quotidianamente con le sfide della montagna.
C’è una domanda che i visitatori le pongono più spesso?
Nel centro informazioni è esposto un imponente modello di fresa meccanica. Naturalmente la maggior parte delle domande riguarda questo macchinario, che dal vivo con i suoi 110 metri di lunghezza e un diametro di 12,3 metri esercita un fascino particolare.
Dopo decenni trascorsi nei cantieri di gallerie, cosa la entusiasma ancora di questo lavoro?
Ci sono diversi aspetti: da un lato le sfide, sempre nuove e complesse, poste da un grande cantiere; dall’altro la durata dei grandi progetti, che offre opportunità di innovazione e sviluppo in numerosi ambiti specialistici. Mi affascina anche il loro spirito pionieristico: dove oggi prende forma una galleria, prima non c’era nulla. Alla fine, rimane un’opera duratura, realizzata grazie a tecnologia e know-how. Ed è proprio questo che rende il mio lavoro così speciale.